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giovedì 2 maggio 2013

Poesia Maggio di Rabindranath Tagore

 

Maggio

Era di maggio. 
Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. 
La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.
Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.

Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.
Vidi presso il fiume un grande bufalo, 
coperto di fango,
che guardava in giro 
con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, 
lo chiamava per farlo bagnare.
Sorrisi compiacente 
ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.

6 commenti:

  1. Il senso di dolcezza questa poesia lo ha trasmesso anche a me.
    Un abbraccio :)

    RispondiElimina
  2. Sono un estimatore di Tagore ma non conoscevo questi versi che mi piacciono molto.
    Ciao Lucia buona giornata, un abbraccio.
    enrico

    RispondiElimina
  3. Bellissima questa posia!
    Guarda che Google mi ha combinato un assurdo pasticcio e il tuo bel commento sul racconto non c'è più, in ogni caso ti ringrazio per averlo letto!
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  4. Tanta tenerezza in questi versi del poeta indiano Tagore.

    @Melinda Mi dispiace per la confusione, comunque molto bello il racconto, sembra trasportarti in un altra dimensione magica.

    @Xavier ed @Enrico Buon week-end!

    RispondiElimina
  5. Quale sincero, magico amore per la natura!

    RispondiElimina

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